Angelo Dozio

Angelo Dozio nasce a Merate il 14 luglio 1941 a Merate, dove tutt'oggi risiede. Frequenta l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Nel 1958 inizia ad esporre in rassegne di gruppo mentre la prima mostra personale è del 1961. Indirizza le sue ricerche ai rapporti tra esperienze dirette del quotidiano, visione e conoscenza. L'anno della grande svolta per Dozio è il 1967, anno in cui a soli a 26 anni, dopo aver bruciato le tappe del paesaggismo figurativo e del gestualismo informale, l'artista imbocca la strada più difficile e sconosciuta che lo introdurrà all'astrattismo geometrico e costruttivista. Le prime opere inoggettive sono del 1968-1969. Si tratta di grandi dipinti formati con la tecnica delle aggiunzioni, di macchie, pennellate, lacerti incollati e ricoperti dal colore. E poi vi si aggiungono opere con tele incollate, ripiegate, una specie di “geografia della materia”. La tecnica del collage e della giustapposizione di materiali (come cartoncini, feltrini ecc) porta Dozio ai dipinti chiamati Muri, superfici come fatte a rappezzi che iniziano a liberarsi dalla materia, una fuga che troverà compimento nel ciclo delle Rondini di quegli anni: una serie di opere che sono segni e sagome curvilinee su uno sfondo unitario, nette forti e eleganti, che ricordano lo sfrecciare di una rondine nel cielo. La rondine indica l'arrivo della primavera, simboleggia una nuova vita. E la nuova vita espressiva di Dozio è un impianto formale nettamente spaziale. Dozio sintetizza corpo, becco, coda e ali in un linearismo libero e veloce. Seguono alcune opere denominate Curve in cui Dozio introduce una specie di sintesi di architettura, un'esaltazione del cinetismo: sono veri e propri paesaggi della spazialità. Il passaggio ulteriore dalle Rondini alle Curve si ha nell'ampio ciclo degli "Orizzonti" (anni 70), che si inseriscono immediatamente nella problematica "Astrazione-contingente". Il dato mentale, che si esplica in questo caso con la concretezza del pensiero e del prodotto pittorico, presuppone un inizio "ciò che é stato". La successiva svolta è denominata delle Poesie: non sono più linee continue bensì piccoli segmenti staccati di differenti colori e con una “testa” formata da un puntino colorato. Nel 1975 Dozio esegue un'opera di 2,5x5,5 metri che verrà esposta all'International Art Center di Londra. Negli anni '80 si sviluppa il ciclo dei "Labirinti", che rivela una maturità ormai ben strutturata dell'artista. Dalla linea orizzontale si passa ai reticoli segmentati, all'incrocio di verticali e orizzontali la cui percezione é data dall'uso del colore in quanto forma-colore; opere che a partire dalla relatività propria del colore e della forma diventano vere e proprie strutture dinamiche. L'apparente semplicità é data dalla ricerca dell'essenziale e anche dalla aspirazione alla trascendenza. Come per un fatto ipnotico la coscienza viene attratta da questa griglia di quadrati. Non a caso nei confronti delle sue opere si é accennato in più occasioni ad "una sorta di filosofia neoplatonica". Prosegue con intensa attività pittorica di ricerca in cui la meta è la ricerca dell'Assoluto. Negli anni ’90 predominano le Linee verticali in una profonda poesia e alternanza di colori; dagli anni 2000 il ciclo New York, un ciclo che prende il nome dal fatidico simbolo della finestra sul futuro, la grande metropoli del mondo, enciclopedia aerea di parallelepipedi-grattacieli, nonché di macrovedute orizzontali. Città in cui si mischiano linguaggi, opere in cui si mischiano tutte le esperienze precedenti: il verticale, l'orizzontale, la gabbia, i gradienti cromatici. Durante la lavorazione dei dipinti del ciclo di New York, caratterizzati dal loro distendersi panoramico secondo l'asse orizzontale-verticale, Dozio sente la necessità di una corporeità del supporto. Dalla necessità di questa fisicità nasce il ciclo delle Zolle pittosculture che assomigliano a mattoni colorati che non servono a costruire muri bensì sono mattoni dell'anima che costruiscono immagini della coscienza. Successivamente Dozio scopre una chiave di volta: si rende conto che il dipinto ha dentro di sé una sua attività e che i piccoli punti nelle intersezioni delle linee verticali e orizzontali hanno una loro carica e pulsione come microscopiche lampadine, come “neutrini”, la più piccola quintessenza dell'esistente. Dozio inizia quindi nel 2008 una ricerca che si libera dalle linee verso il punto.