Fulvio Pellegrini: la bussola del collezionista – Arte come forme d’investimento

In un mondo globalizzato economicamente e finanziariamente l’arte può costituire un’alternativa agli investimenti tradizionali purché si tengano presenti alcuni principi basilari come: 1) il non superare percentuali troppo elevate rispetto al proprio patrimonio, 2) è un bene sostanzialmente illiquido e in caso di necessità di smobilizzo i tempi possono essere lunghi e i prezzi di vendita produrre delle perdite, infine 3) in questo settore è condizione ancora più fondamentale essere accompagnati da un intermediario competente e di fiducia.

Dal punto di vista del puro investimento patrimoniale, l’arte rappresenta un prodotto che si colloca tra i beni mobiliari e i beni rifugio.

I beni mobiliari sono per eccellenza: titoli di stato, obbligazioni, azioni, fondi d’investimento, sicav (fondi di diritto internazionale), e tutti quegli strumenti negoziati e regolamentati nei mercati borsistici.

I beni mobiliari hanno una caratteristica fondamentale a loro vantaggio che è quella della liquidità, in quanto possono essere acquistati e venduti in qualsiasi momento anche per volumi ingenti su vari mercati di riferimento.

La liquidità assieme alla trasparenza delle quotazioni ed alla facilità di negoziazione, garantiscono ai titoli la facilità degli scambi e la loro vasta distribuzione tra i risparmiatori.

I beni rifugio sono invece rappresentati da: oro, diamanti, terreni, abitazioni residenziali.

Caratteristica di questi beni è la conservazione del patrimonio; da essi non ci si aspetta una rendita periodica, come invece per i beni mobiliari, ma una rivalutazione nel tempo a difesa del capitale investito.

I beni intermedi si inseriscono tra le due categorie sopracitate e sono rappresentati dagli immobili non residenziali, i beni mobili registrati quali automobili e le barche, le opere d’arte, la filatelia e la numismatica.

Beni accumunati dalla scarsa possibilità di essere liquidati in tempi brevi, e di bassa omogeneità di prezzo sia nella fase d’acquisto che in vendita.

Caratteristica peculiare di questi ultimi investimenti, che riguardano un settore considerato d’élite, è nella maggior parte dei casi il piacere, spesso edonistico, del loro possesso e solo secondariamente una necessità di diversificazione.

Un investimento in arte, infatti, rappresenta per molti collezionisti un interesse personale, una sensibilità verso un mondo particolare legato al piacere che procura un’opera o un interesse per un artista, senza tale interesse non avrebbe senso il loro acquisto, che in vari casi richiede un esborso di capitale importante.

Tali investimenti sono detti investimenti per passione.

Una regola aurea di buonsenso e di equilibrio legata alla corretta gestione dei propri asset asserisce che per tali beni non si dovrebbe superare il 15-20% del proprio patrimonio per non immobilizzarsi oltre misura.

Ma come si sa tutte le regole hanno le loro eccezioni e variano nel tempo.

Spendere con oculatezza, un consiglio facile a dirsi, ma di difficile applicazione di fronte al fascino dell’arte a cui è difficile sottrarsi e alle tante sirene e pericoli che caratterizzano tale settore, dove pochi oligopolisti dettano regole e impongono prezzi ad un mercato poco trasparente.

Un settore che affrontato senza cautela e competenza può causare più dolori che gioie, ma il cui fascino accompagna ed esprime da sempre l’evoluzione e lo sviluppo della civiltà umana.

Allegato n. 1

LA DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

La distribuzione della ricchezza tra la clientela primaria gestita dalle banche e dalle principali società finanziarie a fine 2015 era così suddivisa:

liquidità+beni mobiliari

Beni immobili-terreni-oro

Beni di lusso-arte-gioielli

45%

36%

19%

Settembre 2016 – F.P. –

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