Fulvio Pellegrini: la bussola del collezionista. 2018: anno disastroso per gli investimenti finanziari ed ottimo per l’arte. Arte ed investimenti ossimoro o tautologia? Sinergia!!!

PARTE A)

MERCATI FINANZIARI

Il 2018 è stato un anno disastroso per gli investimenti finanziari.

Dal 1901 non si era mai verificato un anno con un andamento così negativo per i mercati, infatti il 93% delle asset class, ovvero le categorie di tutti gli investimenti sulle borse mondiali, hanno chiuso in rosso.

E’ il risultato peggiore della storia del capitalismo: neanche durante le due guerre mondiali, o altre gravi crisi devastanti quali quelle del 1929 e del 2008, si era registrato un risultato così drammatico.

Durante più di un secolo si sono assistiti a ribassi ben più pesanti in termini di variazione di indici, ma mai gli asset d’investimento, intesi come numero, hanno raggiunto una percentuale di risultati negativi così elevata.

Basti osservare che durante la famigerata crisi del 1929 la percentuale di asset negativi raggiunse il 75% e anche nella crisi altrettanto grave del 2008 la percentuale si è fermata ad un livello vicino all’70%, al contrario nel 2017 (il migliore per tale parametro) gli asset in perdita hanno rappresentato solo l’1%.

Come significa questo risultato?

Vuol dire che un risparmiatore, nell’anno scorso, qualsiasi tipologia d’investimento abbia scelto ha perso denaro.

Non c’è stata differenza tra investimenti cosiddetti rischiosi o prudenti, azionari, obbligazionari, titoli di stato, fondi e sicav, che a livello economico, non abbiano procurato perdite.

E si che il 2018 era stato un discreto anno per i mercati sino all’autunno, ma per diversi fattori quali:

– la guerra commerciale tra Usa e Cina,

– la Brexit,

– un aumento dei dazi doganali internazionali,

– timore di aumento dei tassi mondiali,

– gli attacchi sovranisti all’Europa,

hanno fatto si che i mercati abbiano fortemente sbandato nell’ultimo trimestre, provocando pesanti cadute nei prezzi dei titoli e alimentando forti ansie e paure negli investitori.

Solo pochissimi investimenti si sono salvati: gli investimenti di breve termine in bond americani, l’investimento in valuta dollaro e l’oro, bene rifugio per eccellenza, ha protetto solo perché espresso in dollari.

ALCUNI ESEMPI:

Come si può vedere i principali indici mondiali hanno subito forti contrazioni, ma quello che colpisce di più è che il fenomeno ha toccato tutti i comparti finanziari, sia azionari che obbligazionari, non risparmiando neanche le materie prime dal petrolio, ai metalli, ai prodotti agricoli.

Un caso eclatante è stato quello legato alla moneta elettronica dei Bit Coin, che ha avuto un vero e proprio tracollo perdendo circa l’80% del valore che aveva raggiunto all’inizio dell’anno quando aveva superato il livello di 19.000 punti.

E’ stato sicuramente un annata unica nel suo genere, anche se dal 2008 la volatilità degli investimenti finanziari (ovvero l’escursione dei prezzi) è fortemente aumentata a seguito della grave crisi economica e della conseguente incertezza che ha pervaso i mercati.

Nello scenario di questi anni anche i titoli che prima venivano considerati “sicuri” hanno registrato forti variazioni nelle quotazioni, perdendo la loro connotazione di sicurezza e garanzia per il risparmiatore.

I gestori e le grandi società d’investimento internazionali hanno parlato di una “nuova normalità”, ovvero una nuova era del ciclo economico mondiale che presenta tassi d’interesse pressoché azzerati, e forte erraticità nelle quotazioni.

IL NUOVO SCENARIO FINANZIARIO

La risposta in termini di offerta è stata quella di costruire prodotti di gestione con due caratteristiche fondanti: diversificazione, flessibilità per creare valore aggiunto alla gestione.

La globalizzazione, l’interdipendenza dei mercati e la sempre più forte incidenza dei paesi emergenti, ha convogliato il risparmio mondiale verso prodotti con queste caratteristiche, per poter far fronte alla loro maggiore complessità, all’internazionalizzazione economica, alla necessità di possedere un numero esponenzialmente aumentato di informazioni che stanno alla base delle decisioni gestionali.

Il “fai da te” oggi è stato relegato a sempre un minor numero di risparmiatori o alla semplice gestione della liquidità o nel breve periodo.

Inoltre sarà sempre più difficile in futuro cogliere il MARKET TIMING, ovvero scegliere i tempi di entrata nel mercato per cogliere le maggiori opportunità di guadagno, che sono alla base del fai da te e della piccola speculazione

PARTE B)

IL MERCATO DELL’ARTE

In questi anni Il mercato dell’arte non solo ha tenuto, ma ha evidenziato una tendenza a diffondersi a livello mondiale, divenendo sempre più un bene d’investimento complementare ai tradizionali investimenti mobiliari ed immobiliari dei privati e delle società.

I fattori che hanno favorito questo trend, in continua ascesa, sono certamente attribuibili all’andamento fortemente volatile dei mercati finanziari, ma anche da una forte ascesa dei volumi commerciali di questo comparto.

Il settore, dopo la crisi del 2008, ha ripreso a correre nell’ultimo quinquennio, sia in termini di fatturato, di numero di lotti venduti che di prezzi. Basti pensare che quasi 8 miliardi di dollari è stato il giro d’affari solo per il primo semestre 2018 delle tre principali case d’asta internazionali: Christie’s, Sotheby’s e Phillips, ma i volumi sono cresciuti in maniera generalizzata attraverso tutti i canali di diffusione del comparto.

La vera novità di questi anni è che la maggior parte delle opere vendute riguarda quelle tra 5.000 e 50.000 dollari: il mercato dell’arte non riguarda più solo i ricchi, ma la sua diffusione riguarda anche i ceti meno abbienti.

La crescita di attenzione all’acquisto di opere d’arte è testimoniata anche dalla continua ascesa anche tra i grandi gestori di patrimoni: 9 gestori su 10 hanno introdotto il servizio di Art Wealth Management nei loro servizi di consulenza alla clientela, quale integrazione e diversificazione della loro offerta. Oggi si può affermare con convinzione che tale trend è ormai consolidato, anche se tali servizi rappresentano un investimento collocabile tra un bene rifugio ed un bene di tesaurizzazione patrimoniale.

I concetti finanziari che stanno alla base di un investimento in arte sono:

  • Il mercato di riferimento dell’arte lo possiamo definire un mercato oligopolistico in mano a pochi mercanti con grandi disponibilità di capitali, che promuovono e lanciano un artista attraverso canali commerciali ed eventi dedicati, determinandone il valore mercantile delle sue opere.

  • I prezzi non sono trasparenti ed uniformi: ogni opera è un pezzo unico e il loro valore muta non rispondendo a regole codificate e pubblicamente regolamentate.

  • Non è un investimento liquido, né facilmente smobilizzabile nel breve periodo.

  • La qualità degli artisti e delle opere sono fattori necessari ma non sufficienti. In termini d’investimento è essenziale il fattore “mercantile”, ovvero quali sono i mercanti (persone private, ma soprattutto fondazioni, e fondi d’investimento) che finanziano gli artisti, e curano commercialmente la diffusione delle loro opere a livello internazionale con mostre ed inserimenti museali.

Ribadiamo, brevemente i vantaggi e gli svantaggi attribuibili ad un investimento in arte.

VANTAGGI E SVANTAGGI:


E i criteri per investire con razionalità in arte:

I CRITERI PER INVESTIRE IN ARTE

  • Non superare la percentuale d’investimento tra il 15%-20% del proprio patrimonio complessivo;

  • Orizzonte temporale di lungo periodo: non è un investimento di breve periodo né un investimento di liquidità;

  • Mai fare il passo più lungo delle proprie disponibilità (indebitarsi oltre ogni ragionevole limite);

  • Mai acquisire un artista quando è estremamente pubblicizzato sul mercato (fine corsa), ma possibilmente all’inizio della sua ascesa;

  • Attenzione ai prezzi quando hanno corso troppo e risultano gonfiati;

  • Tra le opere scegliere quelle di elevata qualità, meglio se autografe e provenienti da mostre internazionali e dotate di pubblicazioni autorevoli;

  • Nel proprio percorso di collezionista è necessario l’affiancamento di un consulente professionale, ben introdotto sul mercato ed eticamente indipendente, che ci supporti nelle nostre scelte sia da un punto di vista tecnico che economico.

LE SFIDE FUTURE

Ci vogliamo soffermare sull’ultimo punto del nostro elenco, quello inerente al consulente professionale (galleria, o società) di cui il collezionista si avvale per i propri acquisti e le proprie scelte.

Così come in finanza la qualità della consulenza, oltre che dei prodotti fanno sempre più la differenza in termini di valore aggiunto e la resilienza (capacità di adattamento ed interpretazione delle variazioni future) è divenuta un must, anche per il mercato dell’arte lo sviluppo e l’innovazione nell’offerta di servizi correlati saranno determinanti per selezionare i protagonisti del settore.

Non basterà solo vendere opere di qualità, ma bisognerà conoscere:

  • Quali artisti saranno protagonisti nei prossimi anni,

  • Quali grandi mercanti stanno attuando la fase di accumulazione delle loro opere,

  • Quali livelli d’investimenti finanziari dedicati al loro lancio,

  • Quali i canali commerciali adottati per la diffusione a livello internazionale,

  • Avere capacità d’inserimento e influenza del mercato.

Informazioni e capacità che la maggior parte dei piccoli collezionisti non sono in grado di possedere o ricavare dai loro contatti e dalle loro conoscenze, ma che sono fondamentali nel determinare il successo economico di un investimento in arte.

Questo a prescindere dal piacere di collezionare per motivazioni storiche e culturali.

Ritengo che solo le società e i professionisti che sapranno adottare tale metodologia e si struttureranno organizzativamente per essere “leader” e non “follow the leader” possano aspirare a battere la concorrenza e sopravvivere nel mercato del futuro, rispondendo alle esigenze della propria clientela ed assicurandosene la fidelizzazione.

Solo una gestione che risponda ai principi di customer satisfaction, ovvero che sia in grado di assicurare alla propria clientela:

  • Informazioni primarie sui mercati e le loro tendenze,

  • Sia partecipe nell’allestimento di mostre importanti,

  • Sia trasparente sulla qualità delle opere offerte,

  • Applichi un rapporto equo tra prezzo-qualità delle opere,

  • Abbia canali di collaborazione con la critica

  • Sia in grado di assicurare un mercato secondario per la vendita delle opere, aumentandone almeno parzialmente il grado di liquidità.

Solo rispondendo a tali esigenze, si può andare incontro al futuro governandolo e non subendolo.

VANTAGGI E SVANTAGGI

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