Fulvio Pellegrini: la bussola del collezionista – Arte e investimenti, quale connessione?

Quali analogie e connessioni esistono tra gli investimenti finanziari e l’investimento in arte?

I due settori appaiono a prima vista profondamente diversi, ma ad un esame più approfondito le differenze diventano meno marcate ed accentuate.

Anzitutto un investimento in arte nasce da un passione personale e una sensibilità verso un mondo particolare e deve procurare piacere per l’opera o per l’artista; senza questi fattori riferibili alla sfera emozionale non avrebbe senso l’acquisto.

Alla base di un investimento finanziario, invece, l’obiettivo primario è quello di un incremento del capitale nel tempo in termini di accumulazione o per avere una rendita futura.

Le motivazioni sembrerebbero divergere in maniera sostanziale, ma le periodiche crisi economiche e l’alta volatilità dei prezzi sui mercati, con particolare riferimento alla grave crisi del 2008 che ha prodotto gravi perdite nei risparmi degli investitori, ha enfatizzato ancora di più il concetto di diversificazione ed ampliato quello di bene rifugio, tra cui possiamo inserire l’arte.

Da anni, infatti, le maggiori banche d’investimento italiane ed estere che gestiscono i grandi patrimoni per conto della loro clientela (private banking), hanno introdotto anche un servizio di “art advisory”.

L’art advisory è un servizio accessorio ed innovativo che completa la gestione della clientela di fascia più alta (primary).

Gestione patrimoniale che avviene tramite un consulente personale (personal banker) che segue un numero limitato di clienti non solo dal punto di vista finanziario, ma fiscale, successorio e legale. Ne interpreta le esigenze specifiche e li segue nella sua evoluzione economica e personale

Con tale servizio, l’arte è entrata ufficialmente nei canali d’investimento delle grandi major internazionali, come prodotto specifico che risponde all’esigenza, sempre più sentita, di dare una risposta al processo di diversificazione, oggi alla base di qualsiasi investimento.

Il settore dell’arte torna ad occupare quindi un posto tra i grandi patrimoni mondiali, come lo era stato già dai tempi del rinascimento in poi per le grandi famiglie e concorre a formare una parte delle loro ricchezze.

Un ritorno all’antico in momenti di grande incertezza economica caratterizzati da forte instabilità sui mercati finanziari con rischi di perdite elevate dei capitali investiti e di bassissimi rendimenti derivanti dai titoli di stato e dalle obbligazioni, che costituiscono la base di ogni portafoglio.

Inoltre, chi predilige lasciare la propria liquidità sui conti correnti bancari o nei conti deposito in genere, ottiene interessi pressoché azzerati e rischia di pagare spese ed imposte di tenuta conto pesanti che penalizzano di fatto l’investimento.

Oggi in un mondo globalizzato contenere e diversificare i rischi è fondamentale e l’arte può costituire un’alternativa agli investimenti tradizionali purché si osservino alcuni principi fondamentali che rimandano al buon senso:

  • Sia effettuata nelle dovute percentuali rispetto al totale del proprio patrimonio;

  • con l’accompagnamento delle dovute competenze tecniche o di un consulente di fiducia;

  • è un investimento che può dare ritorni generalmente solo nel lungo periodo e può presentare pericoli di illiquidità.

Questi sono i presupposti da cui non si può prescindere per chi ricerca una valenza d’investimento nell’arte.

Giugno 2016 – F.P. –

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