Fulvio Pellegrini – La Bussola del collezionista: IL COLLEZIONISMO ITALIANO

Precedentemente si sono analizzati i numeri, purtroppo pesantissimi, che hanno contraddistinto il mercato dell’arte durante la pandemia del covid-19.

Danni peggiori sono stati evitati grazie allo sviluppo di due fattori:

  • la crescente digitalizzazione dell’arte;
  • le aste on line.

Il covid ha messo a nudo la fragile organizzazione del mondo dell’arte, ancora fortemente legato a sistemi di vendita e di diffusione ancorati a schemi tradizionali.

L’assenza di pubblico fisico ha accelerato nuovi modelli organizzativi legati alla diffusione telematica, visite ai musei comprese, ed ha lanciato definitivamente le aste on line quali strumenti essenziali per gli scambi del settore.

In particolare, le aste on line, hanno registrato una crescita significativa: nel primo semestre dell’anno sono stati scambiati quasi 600 milioni di dollari contro i 168 del 2019.

Un balzo importante, che non compensa le perdite in termini di numeri e valori subite dal segmento, ma rappresenterà un canale sempre più importante per il futuro per gli operatori di mercato.

Le gallerie più prestigiose sono state tra le prime ad adottare questi strumenti innovativi: la quota delle vendite online è passata di conseguenza dal 10% dell’anno scorso al 37% nella prima metà del 2020.

Con le vendite online il mercato acquista parziale trasparenza, agevolando una diffusione maggiormente popolare dell’arte, incrementando la fascia medio-bassa dei collezionisti, che in Italia costituisce la stragrande maggioranza della domanda.

Ma quale sarà l’evoluzione del mercato dell’arte italiano dopo il lockdown?

A tale domanda, a pandemia ancora in corso, non è possibile dare una risposta esaustiva, si può, invece, fotografare il fenomeno del collezionismo italiano uscito dal lockdown (da recente analisi del Sole 24 Ore), per adeguare le strategie di offerta.

Esaminiamo nel seguito le principali caratteristiche:

Demografia:

  • Il collezionista medio ha un’età poco sotto i 60 anni;
  • Gli uomini rappresentano i 2/3 rispetto alle donne;
  • Risiedono per oltre il 70% nelle regioni del nord, il 13% al centro, l’9% al sud e il 4% all’estero.

Cultura:

In linea con ciò che avviene all’estero, i collezionisti italiani possiedono un livello d’istruzione superiore (laurea-diploma).

Lavoro:

Una buona parte ricopre posizioni imprenditoriali, dirigenziali, o sono liberi professionisti.

Preferenze:

  • arte contemporanea: 94%;
  • post war: 46%;
  • moderna: 21%;
  • old master: 10%.

Tematiche:

  • astrazione: 29%;
  • minimalismo: 22%;
  • arte povera: 21%;
  • arte concettuale: 20%.

Timing acquisti:

  • in maniera sistematica da almeno 10 anni: 55%;
  • discontinua: 20%;
  • occasionale: 10%.

Preferenze:

  • il 20% ha collezioni monotematiche;
  • il 42% è influenzato nei suoi acquisti dal prestigio dell’artista;
  • il 36% dal prezzo dell’opera.

Artisti:

Nelle principali collezioni gli artisti maggiormente collezionati sono: Lucio Fontana, Boetti, Schifano, Hartung, Maurizio Cattelan, Pistoletto, Christo, Arnaldo Pomodoro, Castellani, Hirst, Rotella.

Motivazioni d’acquisto:

  • Ragioni emotive-culturali: 98%;
  • Passione: 24%;
  • Supportare il sistema degli artisti: 31%;
  • Natura economico-finanziaria: 35%;
  • Tesaurizzazione: 28%.

Canali di acquisto:

  • Italia: 70%;
  • Estero: 30%;
  • Gallerie: 60%;
  • Fiere: 58%;
  • Case d’asta: 35%;
  • Direttamente dagli artisti: 33%;
  • Online: 10%.

Da questa analisi si ricava un profilo a 360 gradi del collezionista italiano. Qualsiasi operatore di mercato, per raggiungere l’obiettivo primario della customer satisfaction, dovrà aver ben chiaro le esigenze e le richieste della propria clientela ed individuare i segmenti di mercato che costituiscono il core business della sua attività.

Chi supererà questo periodo, dovrà mettere in atto strategie commerciali innovative ed una forma organizzativa aziendale adeguata all’evoluzione subita dal mercato.

Ottobre 2020 – F.P. –

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