Fulvio Pellegrini – La Bussola del collezionista: IL VALORE DEI BENI DA COLLEZIONE

Fine anno è tempo di bilanci, anche in campo finanziario per confrontare il valore ed il rendimento dei propri investimenti.

Trovandoci ancora in corso d’anno, non è possibile disporre di dati consuntivi, soprattutto di un periodo  particolare come il 2020, in cui la pandemia covid ha imperversato, snaturando gli eventi sociali ed economici di tutto il globo.

La banca internazionale Credit Suisse ha diffuso statistiche interessanti sugli investimenti globali nel 2019, anno non toccato dalla grave epidemia in corso.

Per la prima volta, attraverso tre indici finanziari è possibile confrontare tra loro, in maniera omogenea, tutti i valori d’investimento, compresi i beni da collezione, arte in primis.

Alcune sintetiche premesse, già evidenziate analiticamente nelle precedenti schede, che sono alla base di chi investe in arte:

MOTIVAZIONI

  • In primis la passione;
  • Status symbol;
  • Investimento;
  • Motivazioni fiscali;

VALORE

A fine del 2019, il valore totale del collezionismo mondiale in mano ai privati era stimato intorno ai 1.000 miliardi di dollari.

PERCENTUALi

  • Il 70% dei grandi investitori sono anche collezionisti.
  • Della ricchezza finanziaria complessiva, il collezionismo rappresenta una media del 5%, includendo gli investimenti del settore immobiliare.

E veniamo alla interessante tabella elaborata dalla banca svizzera e pubblicata qualche settimana fa da Plus, inserto del Sole 24 ore .

Tale tabella misura e raffronta il rendimento dei diversi beni d’investimento esistenti: dai vini, alle auto d’epoca, ai gioielli, all’arte, agli oggetti di lusso, oro, immobili, ai tradizionali prodotti finanziari, quali azioni ed obbligazioni.

Sono stati calcolati tre indici:

  • Il rendimento annuale.
  • La volatilità (ovvero il rischio basato sugli scostamenti dei prezzi).
  • Rapporto rendimento/volatilità.

Ecco i risultati:

Alcune osservazioni che derivano dall’analisi della tabella di cui sopra:

  • Al primo posto per rendimento si classifica il comparto auto da collezione, seguito dal collezionismo in beni d’arte, al terzo posto le azioni internazionali.
  • Tra i vari comparti dell’arte: l’America latina primeggia in termini di guadagno, seguita dall’arte contemporanea, e dall’arte moderna-impressionisti.
  • Il comparto investimenti maggiormente volatile (con maggiori variazioni di prezzo-rischio) è stato quello degli immobili, i cui prezzi hanno presentato in venticinque anni, dal 1994 al 2020, le più ampie oscillazioni, seguiti dall’oro (1976-2020), sul terzo gradino del podio vi è l’arte misurata dall’indice Sotheby’s Mei Moses all art (1950-2019).
  • All’interno dell’arte i comparti a maggiore volatilità sono nell’ordine: la pittura inglese, seguita da quella dell’America latina e USA.
  • Il rapporto rendimento volatilità, l’indice più completo ed indicativo, vede la seguente classifica: al primo posto la gioielleria, in particolare quella inerente l’art deco e delle perle, seguita dalle borse di lusso (Chanel index), e dagli orologi da polso da collezionismo.
  • L’arte ottiene un discreto rapporto, (intorno al 50%). Tale rapporto però è superato anche dai prodotti finanziari classici quali le azioni, il cui indice si attesta al 51, e ampiamente superato dalle obbligazioni internazionali, con un rapporto al 107.

Una precisazione doverosa: la grande volatilità degli immobili e dell’oro è da attribuirsi alla grande crescita dei prezzi all’inizio del duemila, che ne ha caratterizzato le performances ed accentuato le oscillazioni.

Il 2020, come già detto all’inizio, sarà certamente un anno particolare, dove alcuni beni rifugio come l’oro si sono fortemente incrementati, i mercati finanziari hanno messo a segno buoni incrementi, mentre i beni da collezione, con particolare evidenza le opere d’arte, hanno subito drastiche riduzioni di prezzo, causate dalla mancanza di liquidità e di un mercato secondario efficiente.

 

Dicembre 2020 – F.P. –

 

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