Angelo Rodà

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Angelo Rodà, in arte Alièn Rodà, poeta, narratore, pittore e disegnatore, nato a Dielsdorf (CH) il 27 2 ’75 vive a Bova Marina prov. RC. Membro Honoris Causa del C.D.A.P. (Centro Divulgazione Arte e Poesia). Tra i vari riconoscimenti ottenuti il Premio Speciale S. Domenichino, il Premio Hemingway e la Menzione d’Onore al Premio Poetico Musicale di Basilea. Ha pubblicato le raccolte: Tracce in acqua - 2005; Il silenzio non è tacere - 2007; Ribelle nirvanescente - 2010; Fibrille - 2011; Senza più santi né eroi - 2012; Seminale – 2013; Lapidario – 2015; Un essere semplice e speciale – 2016; SconfinaMomenti – 2017. Nel 2013 quattro delle sue opere pittoriche sono state presentate all’interno della trasmissione televisiva “LAB ORLER” riscuotendo un buon successo di pubblico.

Opere di Angelo Rodà

  • Tecnica mista su cartoncino
    100x70cm
    1993
  • smalto su tavola
    35x19cm
    2002
  • Tempera su cartoncino
    33x48cm
    1994
  • Tempera su cartoncino
    33x48cm
    1994
  • Tecnica mista su cartoncino
    70x100cm
    1993
  • Mostre di Angelo Rodà

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  • Testi Critici su Angelo Rodà

     
    Nell’immediatezza di un gioco infantile si acquisisce inconsciamente l’esperienza col piacere dell’invenzione intuitiva che nella coscienza di un artista si trasforma in immagine simbolica alterata dalla contemplazione sintetica del soggetto, dell’oggetto, della storia a cui appartengono.
     
    Visto che tutta l’arte è simbolica ma non tutti i simboli sono arte, esiste il bisogno di creare forme avvicinabili al proprio spirito e alla ricerca, attraverso la congiunzione della tematica intellettuale e l’istinto originale,
     
    dalla rappresentazione di una scena di caccia sulla parete di una caverna,
     
    agli alieni che popolano la mente, non è cambiato nulla.
     
    AlienArt ha due livelli teorici di interpretazione: il primo impatta coll’occhio dei personaggi, il terzo unico occhio come corona su teste di corpi arrotondati, forme più che surreali, irreali, per creare un atmosfera ironica attorno l’arte iconografica classica, ma con una riflessione sulla religiosità che ha uno sguardo fatto di un solo occhio rivolto in alto, al cielo, universo. Tra simboli antropomorfi e poesia visiva.
     
    L’ altro livello teorico che vale per tutto il mio lavoro è quello dell’ alienazione della mia arte, non dalle influenze del passato, ma dall’ attuale isolamento interiore, “la negazione dell’ umano”, un gioco di immagini e di astrazioni, dove il contenuto si allontana con uno stile nuovo dal mondo contemporaneo alla ricerca del mito perduto. Quindi, arte e contemplazione come antidoto e rifiuto dell’ attivismo dominante.